Bicicletta che passione: una sfida step by step

Se ripenso a come è nata tutta la storia della mia passione per la bicicletta, non trovo quei tipici segnali del colpo di fulmine. Per una volta non sono andata di fretta, ho preso i miei tempi. Un amore maturo? Speriamo. Si dice durino più a lungo!

L’idea era quella di perdere un po’ di ciccetta in eccesso. La corsa aveva già esaurito la sua carica emotiva e poi non so… mi faceva sentire lenta e pesante. Con le ginocchia pronte a ricordarmi che la forza di gravità esiste.

Ci voleva quindi qualcosa in più. Forse un giocattolo seducente, qualcosa che potesse anche gratificarmi come oggetto in sè. Noi bilance amiamo i particolari estetici. La forma è sostanza!

Così pensa e ripensa, scartati gli sci, che mi aspettano a Madesimo ogni stagione, ma non ho mai tempo, la racchetta da tennis, un’idea di sport che mi ha sempre annoiato, e i guantoni da boxe, bello immaginarsi tipo Rocky ma poi la realtà è un’altra cosa, ho capito che forse poteva essere LEI la mia meta ideale, la mia compagna di giochi, il mio nuovo oggetto del desiderio: la bicicletta.

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Intanto si va veloci, e questo per me è importante. Sfrecciare leggeri è una condizione molto rassicurante per chi aspira a lasciarsi qualche kg alle spalle.

Poi, come direbbero i Matia Bazar, c’è tutto un mondo intorno: persone appassionate, ciclofficine socialmente impegnate, accessori & gadget, baffi a manubrio, maglie realizzate con mirabolanti polimeri o in stile vintage, giornali che svolazzano e… francesi che s’incazzano, per citare ancora una canzone. Questa è di Paolo Conte, dedicata a Bartali.

Tutti ingredienti perfetti per farmi uscire di testa. E così è stato, ma, questa volta, con il presunto raziocinio della maturità.

Sono fiera di me. Questa volta non mi sono buttata subito alla ricerca della bicicletta perfetta che mi avrebbe portata rapidamente al collasso finanziario e forse, proprio per questo, mi avrebbe stancata presto e allontanata dall’obiettivo di praticare veramente questo sport.

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Questa volta ho agito step by step. Ho umilmente riesumato la vecchia mountain bike del mio compagno che giaceva in cantina sgonfia e trascurata nei secoli e da lì mi sono imposta di partire. Prima di arrivare alla Ferrari, si inizia con una vecchia 500. Graffiata, ma autentica. Dove ogni giro di pedale è una sofferenza di cigolii sinistri e arrugginiti.

Questa doveva essere la mia prima sfida: vincere l’idea di imperfezione e accettare la gavetta. Naturalmente con l’idea di lasciarmela presto alle spalle. Di qui l’incontro con la ciclofficina…

Potete seguire Laura anche su Strava: il social network per gli appassionati della bicicletta.

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