Focus On

“E’ una vocazione la danza… il musical… Sono una vera vocazione, la mia esigenza interiore”. Con queste parole, ferme e decise, nasce e si evolve il mio incontro ma parlerei più di bella chiacchierata informale, con Gabrio Gentilini.

Il musical per Gentilini è una passione vera, autentica, totalizzante. Come quelle passioni che a volte nella vita ti piombano addosso, scegliendo degli eletti, e tu sai da subito che vorrai fare solo, soltanto e totalmente quello e non ci sarà nient’altro nel tuo percorso professionale che potrà sostituirlo…

Ventisei anni, attore, ballerino, cantante, entertainer, è il protagonista maschile del musical Dirty Dancing – in scena ora a Milano. Ma a teatro è stato anche Tony Manero (La Febbre del sabato sera) oltre che in tour con le sorelle Marinetti.

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Come ci si prepara fisicamente e mentalmente ad interpretare un personaggio di un musical?
Con tanta palestra, ed ore e ore di sala prove per imparare una coreografia e soprattutto balli di coppia. Sono sempre stato abituato a ballare “da solo” e per ballare in coppia aumenta l’ascolto, bisogna davvero sapersi prendere cura della partner. Mentre per la mente faccio decisamente una vita tranquilla, mi riposo, mangio sano e … medito… diciamo che ho i miei riti per ricaricarmi e tenermi in forma.

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Come ci si prepara invece nello specifico ad interpretare il ruolo di Johnny Castle? Prima di interpretare un ruolo già interpretato in precedenza da qualcuno, bisogna pensare che prima di tutto dietro c’è una storia. Una storia che è stata già scritta e ciò che mi interessa è cercare di identificare le “chiavi” comunicative del personaggio – che anche gli altri attori sono riusciti a trasmettere al pubblico – per poi però adattarle su di me. E’ chiaro certo che ognuno ha la propria interpretazione e ovviamente non potrò uguagliare l’interprete originale e non cerco di far dimenticare neppure Patrick Swayze. Anche perché non è possibile. Cerco però di concentrarmi sul personaggio di Johnny, cercando di capire la sua storia, il suo passato… da dove arriva, il suo stato d’animo. Alla fine lui è un ragazzo molto duro soprattutto all’inizio. Però finisce per rendersi vulnerabile davanti ad una ragazzina di 21 anni…. Comunicare un gesto è importante, così come anche rivedere gli stessi gesti che lui fece.

Com’è stato lavorare con Sara Santostasi , la sua partner sul palco? Sara è bravissima. Lei arriva dalla fiction. E’ una ragazza determinata, intelligente che sa mettersi continuamente in discussione. E’ un rapporto di grande confronto e di grande feedback tra noi due.

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Qual è la difficoltà a stare sul palco tutte queste sere (8 a settimana ndr.)? La difficoltà che ogni volta fai è sempre la stessa. Ma con il pubblico, è invece una storia nuova. Ogni pubblico ha un’energia diversa. Può essere accogliente, a volte lo è di meno e noi attori avvertiamo tutto e ci si abitua anche a certe loro reazioni, ad un applauso improvviso per esempio o meno. Ma ciò che è fondamentale è che tu devi portare avanti la tua storia senza cercare il feedback indipendentemente da chi ha davanti.

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Il pubblico nei giorni è cambiato? Diciamo che rispetto ai primi giorni è un pubblico più “da passaparola” ovvero di persone che hanno sentito parlare bene dello spettacolo e ai quali è stato consigliato. I primi giorni avevo davanti un pubblico di veri fans “accaniti” del film.

Quando si è accorto di voler fare questo lavoro? Io mi sento sempre tutt’ora all’inizio del mio percorso. Penso di trovarmi ancora ad un punto di partenza e spero sia ancora così per un po’. Amo comunque le nuove sfide, le nuove avventure. All’età di 14 anni ho detto: mettiamo da parte il basket, e invece studiamo danza, teatro e canto. Mi sono iscritto all’Accademia di Musical MTS, e ho ricevuto anche una borsa di studio. Mi reputo davvero fortunato, ad avere avuto accanto delle persone pronte a sostenermi. Questo percorso per me è stato come un’esigenza interiore. Una vocazione.

Pensa che in Italia ci sia la cultura dei Musical? Direi che qui da noi è abbastanza nuovo. Ma inizia comunque a piacere pensiamo a Mamma Mia o alla Febbre del Sabato Sera, sono per la maggiore tutti dei famosi musical e film americani. Da noi però c’è ancora questo preconcetto: o fai il cantante, o fai l’attore, o fai il ballerino. Se dici di fare tutto, questo crea qualche sospetto in chi hai davanti.

Le piacerebbe dedicarsi anche al cinema oltre che al teatro? Si molto. Ma in fondo la verità è sempre quella: che sia Musical o Cinema … tu comunque racconti storie.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Progetti, sfide, provini… e punto a continuare la collaborazione con le Sorelle Marinetti

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Cosa consiglierebbe ad un ragazzo di 14 anni che volesse intraprendere la tua strada? Di studiare, studiare e anche sbagliare. Sbagliare, sbagliare ancora e riprovare. Studiare è importantissimo.

Quanto è stata difficile la famosa “presa dell’angelo” finale? Quante volte avete provato?
Tante. Tantissime. E’ stato un lavoro intenso. Tante prove, e soprattutto un grande lavoro di squadra. E’ una presa molto fisica ma che riesce unicamente se c’è una grande intesa tra i due partners. Mi ricordo ancora il momento in cui ci siamo finalmente riusciti. E’ stato bellissimo. Molto forte ed emozionante.

Che rapporto ha con la moda? Il mio stile è decisamente comodo, direi un classico ma sporty… desidero stare comodo…

Chi sono gli attori che ammira? Decisamente Hugh Jackman e Meryl Streep, non ho dubbi.

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CREDITI: ph. Cosimo Buccolieri

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