La narrativa e il cinema di fantascienza sono tornati incredibilmente di moda durante questi ultimi tempi. Più che focalizzarci sulle motivazioni per cui un genere letterario e cinematografico possa tornare attuale, è bene però stabilire quali filoni, categorie e sottogeneri sono tornati in auge durante questo decennio.

I veri appassionati di narrativa SCI-FI in Italia sono sempre stati una minoranza elitaria e dignitosa, formatasi molto spesso grazie alle pubblicazioni della mitica collana Urania, fondata da Giorgio Monicelli, che mosse i suoi primi passi a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso. Con una periodicità attualmente di tipo mensile, abbiamo imparato a conoscere e a leggere autori di culto come Isaac Asimov, Ray Bradbury, gli stessi James Ballard e Philip K. Dick, ma anche scrittori meno conosciuti al grande pubblico come Fredrick Brown e Walter Travis , il cui nome è indissolubilmente legato a un romanzo cult come “L’uomo che cadde sulla terra”, la cui trasposizione cinematografica a opera di Nicolas Roeg, del 1976, vede il musicista e cantautore inglese David Bowie nelle vesti di protagonista. Ora, se in termini popolari e di diffusione massificata, Urania fece un lavoro straordinario, in termini più elitari bisogna riconoscere il contributo di Carlo Fruttero e Sergio Solmi, responsabili dell’illustre antologia “Le meraviglie del possibile” edita da Einaudi nel 1959.

Storia della fantascienza classica: i protagonisti

Dalla fantascienza classica di autori come Bradbury, Matheson, lo stesso Wells e naturalmente Isaac Asimov, arriviamo in seguito ad altri autori che tra gli anni settanta e i primi anni ottanta hanno dato una nuova vitalità a un genere che certa critica aveva già etichettato come narrativa popolare senza alcuna dignità artistica. Vengono fuori in questo periodo scrittori come Arthur C. Clarke Frank Herbert, Anthony Burgess, fino ad arrivare a William Gibson e Bruce Sterling. Considerata come una sorta di New Wave, utilizzando un nuovo linguaggio e tematiche differenti rispetto a quelle più tipiche degli anni cinquanta, che erano influenzate dalla guerra fredda e dallo scontro ideologico e politico tra URSS e USA, questo nuovo filone allarga il campo d’azione, ottenendo un buon seguito anche grazie al cinema, a registi come Stanley Kubrick, Ridley Scott e naturalmente il sovietico Andrej Tarkovskij. Proprio quest’ultimo grazie a titoli come Stalker e Solaris, viene riconosciuto come uno dei massimi esponenti del genere fantascientifico d’autore della sua epoca.

La fantascienza pop degli anni ottanta

Durante gli anni ottanta sia il cinema che la narrativa, adottano un nuovo stile più marcatamente popolare e adatto a ogni tipo di lettore e di spettatore. Vengono fuori anche interessanti commistioni di genere, per merito di autori come lo stesso Stephen King, Maestro dell’horror, che specialmente durante la prima parte della sua carriera, scriverà alcuni racconti brevi che sono a metà tra fantascienza e horror. King scrive e pubblica nel 1978 un romanzo che oggi è considerato di culto per motivi legati all’attualità, dal titolo The Stand, L’ombra dello scorpione. Considerato di genere “post-apocalittico” è una versione ampliata di un suo racconto dal titolo La risacca notturna che era già apparso sulla raccolta Night Shift.

Dune e il rilancio della fantascienza odierna

Grazie al successo della trasposizione filmica di Dune a opera di Denis Villeneuve, oggi si torna a parlare di fantascienza, anche se forse i meriti sarebbero da spartire con un altro cineasta brillante e dotato come Christopher Nolan, il quale sette anni fa realizzò il film Interstellar, considerato dalla critica illuminata come una sorta di Furore di Steinbeck ambientato nello spazio.

La tecnologia odierna ispira il genere letterario di fantascienza

Uno dei romanzi di maggior successo di questo periodo è stato Ready Player One di Ernst Cline. Ambientato in un futuro distopico, dove le risorse alimentari si sono ridotte. L’esempio fondante dell’opera è legato però a una possibilità di evasione da questa realtà opprimente, che trova nel mondo cibernetico di Oasis, la risposta per vivere un’altra vita, migliore e più avvincente rispetto a quella del quotidiano. Anche qui vediamo come Cline abbia utilizzato un espediente narrativo che era stato inaugurato da Bruce Sterling e Gibson, che immaginavano un mondo dove il cyberspazio e internet avrebbero avuto la meglio, rispetto alla realtà. Tuttavia in Ready Player One è l’aspetto ludico a prendere il pubblico e a coinvolgerlo nella storia del suo protagonista Wade Watts, aka Parzival. Un po’ come quello che accade nel nostro quotidiano quando accediamo a un sito di gioco online dove possiamo giocare a tutte le versioni di Roulette che per i digital casinò costituiscono attualmente una delle maggiori fonti di svago.