Secondo alcuni psicologi, il modo in cui interagiamo con la tecnologia potrebbe anche avere un profondo effetto sulla maniera in cui viviamo il tempo.

Un report della Cisco mostra che il 60 percento della generazione Y (18-30 anni) controlla compulsivamente o inconsciamente lo smartphone per verificare l’arrivo di e-mail, messaggi di testo o aggiornamenti sui social media.

La tecnologia sta cambiando non solo il modo in cui percepiamo il tempo, ma anche come pensiamo, creando una specie di ossessione per il tempo, che ci sembra sempre breve e immediato. La crescita della tecnologia, il controllo costante della posta elettronica e dei social network e l’essere distratti dagli avvisi sui nostri dispositivi mobili, può portarci fuori sia dal passato che dal futuro, in uno stato in cui siamo costantemente concentrati solo su ciò che è proprio di fronte a noi o che viene subito dopo.

Siamo sempre “nel momento”, pronti a intraprendere l’azione successiva, un modo di vivere la nostra esistenza che, secondo numerosi psicologi, riduce davvero al minimo la qualità della vita e la gioie che dovremmo ottenere dall’esistenza quotidiana.

Essere connessi può accelerare il senso del tempo. Il nostro accesso costante a quantità virtualmente illimitate di notizie, aggiornamenti e giochi, come ad esempio il portale Top 10 Slot, una delle piattaforme più aggiornate in Italia, utile per tutti gli appassionati di slot machine, può creare un bisogno di immediatezza che accelera sia la nostra assunzione di informazioni che la nostra percezione del tempo.

Come affermato dal professore di Psicologia a Stanford, Philip Zimbardo, “il nostro ‘fuso orario’ personale può essere modificato dalla tecnologia, perché essa accelera il nostro orologio interno”. La tecnologia ci rende impazienti per “tutto ciò che richiede più di pochi secondi per essere raggiunto”. Premiamo un pulsante e ci aspettiamo un accesso istantaneo, quindi la tecnologia ci sta spingendo sempre più verso un ritmo che si fissa sull’immediato. In questo modo, quindi, tendiamo a ignorare le conseguenze future del nostro comportamento.

Poiché siamo abituati ad essere costantemente occupati, in molti hanno difficoltà a rallentare e ad aspettare. L’iperconnettività contribuisce al bisogno di gratificazione immediata e alla mancanza di pazienza, e può intrappolarci nel ‘prossimo’ momento.

La tecnologia ci spinge a un ciclo di gratificazione istantanea: siamo bloccati in un momento presente in cui, in realtà, non siamo pienamente presenti perché stiamo anche tentando di anticipare il momento successivo. Essere sempre connessi ci tiene concentrati sulla prossima cosa, guardando al futuro a brevissimo termine, in attesa del prossimo aggiornamento.

La speranza diventa, così, una sensazione molto orientata al futuro molto più prossimo. Si spera sempre che qualcuno veda l’immagine pubblicata o che qualcuno risponda. Si sviluppa, perciò, una vita orientata al presente, verso il prossimo successo social, suscettibili alla gratificazione immediata.

Per raggiungere qualsiasi obiettivo a lungo termine bisogna avere piani, un’agenda e una lista di cose da fare. Le persone orientate al futuro sono molto brave in queste cose. Ma quando diventiamo eccessivamente orientati al presente, concentrati sulla gratificazione istantanea, siamo più suscettibili al comportamento compulsivo. Le persone orientate al presente, inoltre, sono predisposte a diventare dipendenti da qualsiasi cosa, perché una volta che lo fanno e va bene, non possono non farlo di nuovo.

Qual è allora la ricetta per chi è rimasto bloccato in un ciclo di gratificazione istantanea? Prendersi una pausa, riposare o fare una passeggiata. Letteralmente, rallentare il tempo.