Il curioso caso di Scott Wellenbach, il grinder canadese che dona tutte le vincite in beneficenza.

Non capita molto spesso di imbattersi in campioni filantropi del gioco d’azzardo. Del resto, nell’immaginario comune, il pokerista professionista è uno stratega freddo e impassibile che gioca esclusivamente per dimostrare la sua superiorità e accumulare quante più vincite possibili. Magari, da sperperare conducendo uno stile di vita al di sopra delle possibilità di molti. Le cose, però, possono anche andare diversamente, e tra i tavoli verdi può succedere che si incontri un benefattore.

Chi è Scott Wellenbach, l’asso del poker che dona tutte le vincite in beneficenza

Il grinder canadese Scott Wellenbach è diventato famoso per avere scelto di devolvere in beneficenza tutte le sue vincite. Appassionato di giochi di poker fin dalla tenera età, il 69enne originario di Halifax pensa che fare beneficenza sia l’unico modo per dare un senso al gioco d’azzardo.

Il suo nome è improvvisamente balzato agli onori delle cronache nel 2019. Chiudendo al terzo posto il PCA delle Bahamas, Wellenbach vinse 671,240 dollari. A fare scalpore, fu la scelta di donare l’intero montepremi a chi ne ha più bisogno. Se a questa cifra si sommano i 650mila dollari guadagnati lo stesso anno al Caribbean Poker Party, il calcolo è presto fatto: l’eroe dei tavoli verdi ha dato via più di 1,2 milioni di dollari.

Delle somme vinte nelle competizioni, Scott Wellenbach non ha mai voluto tenere niente. Classe 1952, ha iniziato a interessarsi al poker negli anni ’60, quando era ancora un ragazzino. Insieme ai genitori, aveva trascorso le vacanze nel Jersey Shore, sulla costa atlantica del New Jersey. Il piccolo Scott andava al mare tutti i giorni. Quando pioveva, i bagnini si ritiravano nel loro riparo sulla spiaggia dove passavano il tempo giocando a poker, invitandolo ad assistere alle partite. Non poteva partecipare, ma aveva la possibilità di iniziare a familiarizzare con il gioco e di appassionarsi.

La passione per le religioni orientali e la meditazione

Negli anni del liceo e dell’università Wellenbach ebbe modo di cimentarsi ai tavoli con gli amici, apprendendo nuove conoscenze e strategie di gioco. Fu in quello stesso periodo che iniziò ad appassionarsi al buddismo e alle religioni orientali. A Yale ebbe modo di frequentare corsi e pratiche di meditazione, durante i quali iniziò a maturare l’idea di specializzarsi nelle discipline legate a questo settore.

Nel 1976 abbandonò il progetto di iscriversi alla facoltà di medicina e prese la decisione definitiva di diventare uno studioso buddista. Trasferitosi in Colorado, si mise a studiare i testi filosofici e religiosi in lingua sanscrita e in tibetano, diventando traduttore e insegnante. Fu proprio la sua visione buddista del mondo che lo portò a decidere di donare tutte le sue vincite a poker. Il gioco di carte, infatti, è rimasto un hobby a cui ha continuato a dedicarsi tra il lavoro e lo studio.

L’approccio buddista al poker

Scott Wellenbach può essere considerato l’asso buddista del poker. Ma perché ha scelto di liberarsi di tutte le sue vincite in denaro? Il motivo è molto semplice, e lo ha spiegato a un giornalista di USA Today al quale ha rilasciato un’intervista. Scott ha dichiarato di essere perfettamente in grado di sostenersi con i guadagni del proprio lavoro. Per questo, non ha alcun motivo per trattenere il denaro vinto ai tavoli verdi sconfiggendo avversari più deboli e meno preparati.

Fare beneficenza, sostiene il pokerista canadese, è l’unico modo per continuare a vivere sereni e riportare equilibrio nel mondo. Le sue donazioni sono state fatte a favore di un convento buddista a Kathmandu, ad Amnesty International, Croce Rossa, Medici Senza Frontiere, Oxfam International, fondazioni buddiste ed enti locali sostenuti da Raising for Effective Giving, un’associazione benefica creata da un gruppo di giocatori di poker.

Conclusioni

Traduttore di sanscrito e tibetano, insegnante, studioso di buddismo e grinder. Il filantropo del poker Scott Wellenbach ha donato più di 1 milione di dollari in beneficenza. Giocare, per lui, è soltanto un hobby, una forma di divertimento che niente ha a che vedere con il proprio tornaconto personale.