Vestirsi sportive per andare in ufficio e allenarsi in pausa pranzo oppure la sera?

Sono sempre stata una tipa fashion. Da piccola a sei anni ho corso la mia prima gara di corsa in stivali di cuoio e cappottino firmato.
vestirsi sportive in ufficio

Indossare una tuta da ginnastica non era per me una opzione, nemmeno nell’ora di ginnastica. Trovavo sempre una scusa per non fare la lezione di educazione fisica per non essere costretta ad indossare abbigliamento sportivo.

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Poi verso i 16 anni… L’illuminazione e l’amore per la corsa e lo sport.

Merito forse anche dell’evoluzione nello stile da parte delle aziende produttrici di scarpe e abbigliamento sportivo e adesso vestirsi in tuta è diventata una cosa di tendenza modaiola.

Ma io sono una PR di marchi classici e se la divisa istituzionale prevede abito elegante e scarpa con tacco, oggi, grazie all’ evolversi della moda, è diventato trendy perfino indossare le sneakers, anche quelle tecniche da corsa sì… con il classico tubino che io amo tanto, o in alternativa, con anfibio o stivali bassi.

Oppure, meglio ancora, prendere esempio dalle donne americane, loro da tempo immemorabile indossano abiti eleganti e sneakers per il tragitto verso il posto di lavoro, e cambio scarpa in ufficio per il resto della giornata. I nostri piedi ringraziano e anche la schiena. Detto ciò, è raro che io vada in ufficio vestita sportiva, perché come diceva la mia super nonna “meglio uscire sempre in ordine e con un bel rossetto rosso che non si sa mai chi puoi incontrare o cosa può capitare durante la giornata”.

Succede a volte un “casual Friday” o quelle rare volte in cui decido di andare a correre la sera o in pausa pranzo.

Non capita spesso, per la verità quasi mai.

Di solito corro alla mattina all’alba prima di andare in ufficio. Forma mentis. Abitudine. Stile di vita.

Mi piace alzarmi, vestirmi fare il mio allenamento o la mia corsa tranquilla, rientrare, colazione e iniziare il nuovo giorno.

Questione di priorità e di spuntare i famosi TO DO  dalla lista che noi maniaci del controllo ci facciamo delle attività giornaliere. E poi la corsa mi da l’energia necessaria e le idee per affrontare al meglio la giornata.

L’allenamento in pausa pranzo è una ottima alternativa, per chi lavora in ufficio con ritmi serrati, anche se solitamente la canonica pausa pranzo dura circa 1 ora, raro poter allungare  a 90 minuti, se non due ore piene. Per chi come me lavora in ufficio l’idea di dover fare tutto nei 60 minuti di pausa, spesso è inconciliabile con la gestione di un allenamento, seguito dal pranzo. Fattibile se l’allenamento dura al massimo 30 minuti da svolgere nei pressi dell’ufficio e se ci si  porta il pranzo da casa. Too much da organizzare perfino per me.

Trenta minuti sono più che sufficienti per allenare il corpo, i polmoni, il cuore e per liberare la testa. Non c’è bisogno di correre per forza un’ora per ottenere risultati, anzi. Uno stimolo costante, due o tre volte a settimana, per 30 minuti è molto più allenante di una sola corsa settimanale anche se più lunga.

Approfittare per sperimentare nuove tipologie di allenamento di corsa: ripetute, cambi di ritmo, corsa costante oppure una corsa con ritmo progressivo. Oppure perché no, anche una semplice camminata.

Per chi come me ha la fortuna di avere un parco vicino all’ufficio, può essere la giusta occasione per allenarsi con l’aiuto di panchine, scale, gradini, spesso anche altalene o le sbarre per le trazioni possono essere utilizzate. Informatevi su questo tipo di allenamento e calibrate la vostra sessione settimanale.

La cosa importante è ottimizzare e calcolare il tempo e soprattutto non saltare il pranzo anche se c’è chi è convinto che aumenti i benefici dell’allenamento appena fatto. Anzi, tutto il contrario, mangiare correttamente è assolutamente necessario per avere le energie per affrontare il pomeriggio di lavoro.

In pausa pranzo vado a correre ora che sono in smart working due giorni alla settimana oltre che alla domenica, giornata in cui mi concentro si solito su una attività specifica o sui famosi “lunghi” pre-gara. Almeno fino a quando le gare c’erano. Ora è tutto virtuale, ciò non toglie che ci debba comunque essere una preparazione fisica adeguata.

Trovo però difficile staccare dal lavoro, uscire a correre e rientrare, soprattutto se in ufficio non c’è un bagno attrezzato e ci sono altri 13 colleghi con cui condividerlo.

Lo scorso anno, prima della pandemia, un paio di volte sono andata al parco Palestro con delle amiche runner che lavorano in zona mia, è stato divertente soprattutto con la bella stagione. I primi giorni di primavera, quando il caldo ancora non attanaglia e ti puoi permettere di correre e rivestirti e continuare la giornata in ufficio in jeans e maglietta. Del resto, si sa che se esco con le amiche la velocità delle chiacchiere supera di gran lunga quella delle gambe che corrono.

Non sudare è quasi assicurato.

Vedo però parecchie persone correre in pausa pranzo. Quando esco per commissioni o per procacciarmi cibo. Amici, gruppi di colleghi che sembra quasi che continuino la riunione iniziata prima in ufficio, runner solitari con le cuffie alle orecchie quasi a volersi isolare dal mondo.

A volte mi porto in ufficio con il cambio da corsa. E’ capitato quando ho partecipato ai vari progetti di corsa sponsorizzati da aziende sportive, non ultimo quello della Fondazione Veronesi, Pink is Good in cui ci si allenava due giorni alla settimana. Lunedi e venerdì sera.

In quel caso, indipendentemente dallo stile, mi cambio in ufficio, esco già in tenuta da runner  e se il posto è vicino ci vado direttamente di corsa e rientro dopo a recuperare le mie cose, diversamente se il ritrovo è lontano, mi infilo la tuta e, o vado in bicicletta oppure con i mezzi pubblici e ad allenamento finito dritta a casa.

Non c’è un momento consigliato per la corsa. Incrocio anche gente a notte inoltrata, prima del periodo del coprifuoco. La cosa importante è che l’attività fisica faccia stare bene e visto che sempre più aziende e agenzie promuovono lo sport e l’attività fisica per i propri dipendenti, perché non provare a proporlo al capo e a qualche collega?


Fonte foto: Remy_Loz on Unsplash

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