Blockchain: come cambierà la nostra vita? L’esperto fintech risponde

Eloisa Marchesoni è stata nominata Token Model Architect numero 1 in Europa ed è stata inserita nella lista dei Top 100 Leaders e Influencer d'Italia in FinTech, oltre ad essere tra le Top 100 Crypto Influencer e Top 50 relatori dell'innovazione più pagati del momento.
eloisa marchesoni esperta fintech blockchain

Innanzitutto complimenti per tutto quello che stai facendo, per quanto riguarda il portare il made in Italy nel settore fintech, cosa non scontata in questo periodo. Il nazionalismo, indipendentemente dall’accezione è qualcosa di legato al patriottismo, che dovremmo avere un po’ tutti, senza poi portarlo all’estremo.

Qual è il tuo background e cosa ti ha portato ad avvicinarti al mondo fintech, alla tecnologia blockchain? Il focus sul fintech deriva dalla mia iniziale passione per la finanza. Io ho 22 anni e fino a poco tempo fa ero una studentessa da 30 e lode alla Bocconi di Milano, studiavo economia e management. Ho sempre avuto la passione per la finanza, argomento che sceglievo sempre nei corsi che mi avrebbero poi portato alla laurea, però ad un certo punto mi sono resa conto che lo studio passivo che facevo mi stava stancando: io studiavo anche 12 ore al giorno e mi sono accorta che avevo bisogno di spunti diversi. Da lì ho iniziato ad avvicinarmi al mondo della blockchain e della disruption, perché sentivo molto parlare di queste nuove tecnologie. Mi sono così buttata in questi eventi, hackathon, inizialmente senza capirci molto, ma è lì che ho incontrato il mio primo mentore, Giacomo Arcaro, che mi ha aiutata ad entrare in qualche start-up, facendomi un po’ da insegnante in relazione a tutte queste tecnologie. Con il passare del tempo ho poi voluto optare per il ramo della consulenza. A quel punto ho iniziato a lavorare con diverse aziende, tra cui Ushare.

eloisa marchesoni massima esperta fintech token architect blockchain

Possiamo definire, in maniera un po’ grossolana, la blockchain come la seconda rivoluzione digitale e potremmo dire che il bitcoin è stato solo il punto di partenza di tutto questo. Secondo te, oggi, a che punto siamo con questa rivoluzione che ha poi portato alla tokenizzazione e quali sono a parer tuo le tempistiche di mass adoption? La blockchain dovrebbe funzionare come un html, dovrebbe diventare, secondo me entro 10 anni, uno standard; non dovremmo più accorgerci che ciò che utilizziamo gira attorno alla blockchain e i nostri figli non dovrebbero più chiedersi cos’è la blockchain, perché dovrebbe essere diventato qualcosa di naturale, come lo è oggi Google. Ad essere ottimisti, questi 10 anni che ho ipotizzato, potrebbero diminuire, grazie alla finanza decentralizzata che adesso sta subendo una grande accelerata. La mia speranza però è che tutto questo non faccia emergere una bolla speculativa come è stato inizialmente per i token. Con tutti questi token legati a progetti di finanza decentralizzata, ci sono enormi realtà che cercano di mettersi in posizione di vantaggio, aspettando che i nuovi coin aumentino il loro valore, per poi liquidarli. Bisogna quindi stare attenti ed evitare che ci sia una leva troppo grossa su questi coin. Detto questo vorrei sottolineare che io credo moltissimo nella finanza decentralizzata e credo che sia proprio questo l’anello mancante per la mass adoption, perché sono aziende multi-level (come Ushare) basate su ecosistemi nei quali il valore viene creato e scambiato attraverso token, ad assicurare che le persone che ne fanno parte riescano a usufruire di quel valore creato attraverso la rete, senza speculare, ma andando a utilizzare i token. Questo è l’inizio di un’economia distaccata e decentralizzata, che funziona secondo logiche di mercato perfettamente note a tutti, e che potrà far capire a chiunque il senso della rivoluzione tecnologica di cui parlavamo prima.

Da token architect numero uno in Europa, guardando il progetto DTCoin (e DTCircle), che cosa ti ha spinto a metterci la faccia personalmente? Ciò che mi ha spinto ad espormi in prima persona è proprio il DTCircle, perché il DTCoin in sé è un token qualunque, ma il valore del DTCoin è basato sulla presenza del DTCircle: è una delle prime volte che vedo un ecosistema mappato in maniera così esatta in tutte le sue sfaccettature, dal network fino alle aziende che andranno poi ad acquistare i dati che consapevolmente chi fa parte del network genera e con i quali monetizza tramite proprio il DTCoin. Si arriva poi a una mappatura dinamica che mostra modalità e limiti dei coin, ovvero come potranno essere spesi e utilizzati; quindi, tutte le fasi di un processo di architettura di un ecosistema basato su token sono presenti per la prima volta, dalla fase di scoperta, fino al deployment. Tra l’altro non mancano algoritmi, più o meno automatici, per correggere le falle del sistema, perché sarebbe sbagliato dire che tutto è perfetto, poiché ci sarà sempre bisogno di una correzione. È quindi stata questa solidità che mi ha spinto a supportare il progetto.

La rivoluzione del mercato dei BIG DATA ha un nome: Daniele Marinelli

eloisa marchesoni massima esperta fintech token architect blockchain

Vorrei chiederti di spiegare a tutte le persone, in modo semplice, i vantaggi di utilizzare un’applicazione come Uup e quali sono le differenze con le applicazioni più note di messaggistica istantanea. Uup è un’app di messaggistica decentralizzata. Quindi non dobbiamo più fare affidamento su una finta protezione come la crittografia delle chat di WhatsApp, perché per la prima volta si può chattare in maniera privata al 100%, in completa privacy, con la consapevolezza dei dati che si possono generare tramite le conversazioni, avendo il potere di scelta su ciò che si vuole fare con i dati che vengono generati. Inoltre, è comodissima Uup, perché ha la parte del pagamento che è velocissima (funzione che ho potuto testare in anteprima e che presto verrà resa disponibile come servizio dell’app). Insomma, si fa tutto con una sola applicazione: io, per esempio, lavoro, pago, chatto…tutto solo con lo smartphone! Uup rende possibile un lavoro veloce, con una grafica stupenda.

Secondo te, le nuove generazioni in Italia sono proiettate verso la blockchain, o sono un po’ il fanalino di coda, aspettando magari che diventi qualcosa alla portata di tutti prima di entrarci in massa? Noi italiani abbiamo un grosso limite, che è la regolamentazione: la legislazione è molto lenta. Le tempistiche italiane non si adattano bene alla velocità della disruption. Questo potrebbe essere anche un pro, perché aspettare significa osservare e imparare dagli errori degli altri per essere ancora più forti. Non siamo il fanalino di coda, siamo solo un po’ più lenti.

Quali figure professionali rischiano di sparire se si sviluppa questa tecnologia? La blockchain da sola non basta per una rivoluzione. Quando la blockchain diventerà lo standard per la robotica che funzionerà grazie a intelligenza artificiale e big data, allora potremo vedere una vera evoluzione nel mondo del lavoro e scompariranno quelle mansioni ripetitive, mi viene da pensare alle catene di montaggio. Bisogna distinguere tra mansioni che spariranno e mansioni che verranno modificate: il lavoro di operario non esisterà più, ma diventerà un lavoro di operaio specializzato che andrà ad operare su particolari macchinari o che andrà a controllare dei punti nel flusso delle informazioni; si dovrà lavorare molto sulla specializzazione. Poi ci sono delle professioni che verranno modificate, come avvocato, notaio… perché non avranno più carte e faldoni, ma si troveranno ad avere a che fare con smart contract e dovranno aprirsi necessariamente alla tecnologia, perché il valore aggiunto sarà programmare lo smart contract dando le giuste condizioni. Anche gli insegnanti dovranno modificare il loro lavoro, perché avranno a che fare con piattaforme di e-learning e il loro apporto sarà più umanistico, dovendo trasmettere la passione attraverso i pochi punti di contatto che avranno con gli studenti (in un mondo post covid). In sostanza credo che spariranno le mansioni automatiche e ripetitive e si modificheranno tutte le altre, poche rimarranno uguali ad ora.

eloisa marchesoni massima esperta fintech token architect blockchain (

Nel campo della moda come si potrebbe applicare questa tecnologia? Penso per esempio all’ecosostenibilità. Ne parlavo con Martina Rogato, influencer nel mondo dei diritti umani e dell’equo-mercato. La blockchain, grazie alla sua caratteristica di trasparenza, aiuta molto nella certificazione della qualità e dell’autenticità del prodotto, ma anche nella certificazione del rispetto dei diritti umani lungo tutta la filiera. La blockchain aiuta anche il marketing per fare una retemption maggiore dell’acquirente finale, che, avendo accesso a tutte le informazioni relative al prodotto che ha comprato, può sentirsi quasi parte di quel processo, facendosi egli stesso ambasciatore del brand, tornando a comprare o facendo pubblicità.

Alla luce di quello che ci hai detto, quale consiglio daresti ai giovani di oggi che si approcciano a un percorso di studi? Nel futuro mercato del lavoro tutti dovranno avere una buona base di tech, non solo blockchain. Non mi sento di consigliare per forza facoltà tech, ma vorrei dire di avere sempre una certa attenzione verso la tecnologia, con la consapevolezza che non la si potrà evitare. Altro consiglio che vorrei dare è quello di divertirsi, ma anche di ritagliarsi spazio per leggere news e provare a fare start-up, portando un’idea al di fuori, che siano aule univesitarie o hackathon, che sono eventi accessibili a chiunque.

Il coronavirus ha cambiato qualcosa e lascerà sicuramente delle tracce. Secondo te il Covid ha velocizzato o ritardato le nuove tecnologie? Pensi che ne abbia anche modificato gli iniziali scopi? Sicuramente ha accelerato qualcosa che sarebbe comunque dovuto accadere. Non è un caso che business legati a beni e servizi digitali ora stiano prosperando. Gli scopi erano già globali all’inizio, perché la blockchain nasce per coinvolgere tutti i settori, non solo il fintech, ma adesso lo scopo primario è anche l’impresa, perché non potendo più andare fisicamente nei luoghi dedicati, la prerogativa è quella di rendere digitali tutti questi beni e servizi e la blockchain è la soluzione più adatta e più sicura per fare tutto questo. Certo non è semplice passare a queste tecnologie su scala globale, perché prima bisogna che le soluzioni già messe in atto, basate su tecnologie standard, dimostrino le proprie falle, per poi passare all’adozione su larga scala di soluzioni basate su tecnologie blockchain.

Per concludere, potresti citare altre aziende che stanno facendo bene in materia di blockchain? Di aziende che stanno funzionando bene ne esistono varie e in diversi settori, come Nifties, non-fungible token per rendere accessibile la proprietà frazionata di pezzi unici di valore, che così diventano strumenti finanziari alternativi, oppure Overall Finance, progetto DeFi lanciato dal team di Eidoo, o ancora Eth2, che sarà la base dei progetti DeFi a venire e io sarò ambasciatrice della nuova visione, essendo ora al lavoro con il resto del team per ultimare gli upgrade a Ethereum. Ma ce ne sono tante altre, come “You’re Sleeping on Crypto Art” by Derek Edward Schloss, qui a New York il nuovo trend underground.

Fonte foto: Eloisa Marchesoni press office

Intervista a cura di Francesco Squillante

Commenti

comments