La rivoluzione del mercato dei BIG DATA ha un nome: Daniele Marinelli

Intervista a Daniele Marinelli, Presidente di DT Socialize, la società che sta rivoluzionando il mercato dei Big Data.
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Ridistribuire il valore dei BIG DATA con un sistema rivoluzionario. Questa è la mission di Daniele Marinelli, Presidente di DT Socialize, società che per prima ha dato un’impronta diversa ad un mercato controllato, fino a ieri, unicamente dai colossi del web.

INTERVISTA A DANIELE MARINELLI, PRESIDENTE DI DT SOCIALIZE

Potresti raccontarci come un commercialista diventa imprenditore e come mai proprio in questo settore che in un certo senso è un po’ antagonista all’economia tradizionale? Sono sempre stato un commercialista un po’ fuori dalle righe: non ho mai dedicato molta attenzione agli aspetti ordinari legati a contabilità e fiscalità, perché nel corso degli anni avevo creato uno studio composto da una serie di persone che seguivano quella parte, mentre io affiancavo gli imprenditori nel decidere e valutare se le idee che avevano potessero funzionare. A un certo punto quel ruolo ha iniziato ad annoiarmi, nel senso che mi ritrovavo a passare ore del mio tempo nel consigliare agli altri come gestire e fare la loro impresa. Mentre ero ancora in attività come commercialista mi sono divertito a partecipare ad alcune imprese, e ne ricordo due in particolare molto interessanti. La prima era una partecipazione con una piccola azienda (anni ’90) che in Italia fu una delle prime a realizzare un sito di dating. Da lì mi sono appassionato al mondo dell’informatica e ho partecipato per alcuni anni con una società che faceva Penetration Test Security, ovvero un’azienda che si occupava di fare sicurezza informatica per enti anche di pubblica amministrazione, concentrata nel tutelare la privacy degli utenti dagli attacchi hacker. A quel punto il passo è stato breve, perché volevo fare qualcosa di mio ed ero molto affascinato dal mondo della tecnologia, quindi mi sono incuriosito e avvicinato al mondo tecnologico. Attorno al 2010/2011 si iniziava a parlare di Bitcoin in Italia e io volevo assolutamente capirne di più. Sin da subito mi è piaciuta l’idea di poter creare, da un codice informatico, una valuta complementare a quella ordinaria. Tuttavia da subito ho notato una contrapposizione tra la logica che aveva portato a questa idea eccezionale come quella del Bitcoin, con l’utilizzo che veniva fatto di questa stessa valuta. Trovo ancora oggi poco intelligente che la gente tolga i soldi dalla banca per metterli nei Bitcoin, per poter fare più soldi da rimettere in banca! Partendo da qui mi sono dedicato all’idea di creare un’economia complementare.

È nato quindi DT Coin e ad incuriosire è anche il logo riportante un diamante. Ci vuoi spiegare come è nato? Quando ancora l’idea di DTCoin era in fase di realizzazione, cercavamo di coinvolgere alcune persone a dare fiducia alla nostra idea, ma non sapevo se le cose sarebbero andate bene oppure no, quindi cercavo di trovare una forma di garanzia per chi, all’epoca, sceglieva di puntare su di noi con tutto ancora da realizzare.  Avevo una relazione importante con un’azienda che trattava diamanti direttamente con un famosissimo brand, quindi riuscivo ad avere diamanti certificati ad un prezzo molto più vantaggioso rispetto al prezzo di mercato. Da qui è nato il mio ragionamento: se arrivava una persona che voleva acquistare dei DTCoin nel momento in cui erano solo una idea, io prendevo una parte di quei soldi e compravo diamanti, che io prendevo scontati, ma che valevano la somma relativa all’acquisto effettuato dalla persona; quindi questo era una sorta di paracadute se le cose fossero andate male, perchè avrei potuto garantire ai membri di poter dare loro diamanti certificati per pari valore.

Esistono oltre 2000 cripto valute, ma DTCoin è andato oltre, perché ha costruito un vero ecosistema. Come è nato tutto questo? E come si differenzia DTCoin rispetto a tutte le altre valute/monete? Io non ho mai concepito l’utilizzo delle cripto valute come strumento speculativo, quindi  ho sempre cercato di trovare una chiave che potesse creare l’utilizzo della moneta digitale in un’economia circolare (da lì il nome DTCircle). Volevo creare qualcosa che fosse un asset totalmente esterno alla fiducia del mercato: il Bitcoin oggi ha valore perché da qualche parte del mondo c’è chi è disposto a pagare cifre per comprarlo, ma se domani uscisse una moneta più bella, più sicura, più performante e il mercato spostasse la sua fiducia verso quella nuova moneta, tendenzialmente il valore del Bitcoin potrebbe scendere a zero perché non c’è nessun asset che supporti il valore che ha oggi. Ecco perché ho cercato di concepire qualcosa che fosse un agente esterno alla fiducia del mercato e ho trovato la chiave di lettura proprio nei Big Data, perché ci sono sempre compagnie che avranno bisogno dei dati delle persone per le loro promozioni commerciali, quindi obbligando quelle compagnie a pagare i dati in DTCoin, si fa sì che coloro che intendono acquisire dati comprino prima dei  DTCoin che poi useranno per pagare i suddetti dati. Così facendo accade che si presenta una forzatura che porta i soggetti esterni a comprare DTCoin, indipendentemente dalla fiducia che la gente ha nei DTCoin, cosa che ben si sposa anche con le logiche del Forced Market Cap che è una nostra idea ancora poco apprezzata, perché poco conosciuta. Tutto ciò che sono tecnologie o strumenti utili a generare e valorizzare Big Data ben vengano ed è proprio qui che nasce l’idea del Circle. Perché il mercato dei Big Data? Io credo che ci sia una grande male-interpretazione del mercato dei Big Data, perché le maggiori testate economiste definiscono i Big Data come il nuovo petrolio, ma io credo che sia quanto di più sbagliato possa essere, perché il petrolio è una risorsa finita, mentre i Big Data sono una risorsa che non tende a finire, bensì ad aumentare poiché ogni giorno la gente naviga nel web rilasciando nuove informazioni su usi, abitudini e consumi.

Da DT Circle si passa al Token. Tante ICO (Iinitial Coin Offering) hanno avuto un epilogo che gli ha fatto perdere tantissimo valore in poco tempo, non appena andavano sul mercato. Come fa il Token DT Circle ad essere in controtendenza in questo? Rispondo con una domanda: se tu hai un immobile di prestigio, che tu puoi affittare prendendo una rendita mensile, sei più portato a tenerlo o a venderlo? A tenerlo, giusto? Ecco, questa è la logica DT Circle.

Ci spieghi nel dettaglio cos’è il Token? Il Token è la rappresentazione digitale di un bene. È come se prendessimo un bene e lo frazionassimo in tanti piccoli mattoncini e il Token rappresenta una piccola parte proprio di quel bene. Avere un Token significa avere una porzioncina di quel bene sul quale punti ad avere dei benefici. La maggior parte delle ICO puntavano a una prima valorizzazione del Token per poi portare tutto sul mercato pubblico e lì spesso erano soggette ad un forte decrescita di valore. Noi puntiamo su un concetto un po’ diverso: se è vero che quel Token contribuisce alla elaborazione dei dati e per questo maturerà una commissione dalla generazione di dati all’interno di quel sistema, è più probabile che chi li possiede sia portato a tenerlo in tasca perché comunque ha una fee, piuttosto che a venderlo. Di conseguenza dovrebbe esserci una leva di vantaggio rispetto a chi lo tiene in holding o lo vende. In teoria andando ad incrementare la popolazione del DTCircle e quindi la popolarità dei dati che vengono generati, il valore dovrebbe tendere sempre a salire.

Sui social hai scritto di essere in debito con la vita. La gratitudine che tu provi nei confronti della vita ti ha dato lo stimolo a creare qualcosa di così grande? Ho scelto di percorrere una strada che potesse portare beneficio anche ad altri. Generalmente le avventure imprenditoriali portano il maggiore beneficio allo stesso imprenditore e questo inevitabilmene porta ad una forma di egoismo e narcisismo. Io, vedendo persone che hanno perso il lavoro proprio a causa di questo, e avendo perso molto anch’io, avendo investito in un’azienda che poi finì male, mi sono trovato in prima persona in una situazione davvero di depressione. A quel punto mio padre mi disse “Hai fatto qualcosa di importante e te l’hanno rubato. Qual è il problema? Puoi sempre rifarlo”. Questa frase mi ha dato la forza di ricominciare, ma con una logica diversa. Siccome io non sono capace di accumulare denaro perché tendo a investire tutto per creare sempre qualcosa di nuovo, ho scelto un progetto che potesse dare un beneficio a tanti. Oggi, sapere che ci sono famiglie in Italia che grazie a noi, possono contare su qualche soldino in più e poter pagare più facilmente una bolletta o acquistare un paio di scarpe in più per i propri figli, è una cosa importante e che mi rende orgoglioso. La parte più difficile da far comprendere è proprio questa, perché media e social ci hanno abituati a pensare che gli imprenditori difficilmente fanno qualcosa che poi sia concretamente fonte di beneficio per altri; quindi è difficile pensare che anche Daniele Marinelli non stia facendo tutto solo per se stesso. Il nostro è un percorso ambizioso e sicuramente è ricco di ostacoli e difficoltà, tanto che io non posso fornire garanzie e certezze, ma di sicuro posso dare una certezza ovvero che io sono qui e ci metto il massimo impegno.

Perché il network marketing è visto così male in Italia? Perché c’è così tanta diffidenza? In Italia è visto un po’ tutto con diffidenza, dal network marketing, alle cripto valute, alle carte di credito: noi siamo stati l’ultimo paese ad adottare la carta di credito per gli acquisti on line, proprio perché siamo diffidenti e timorosi per natura. Abbiamo forse perso un po’ di quella audacia che ha fatto si che il popolo italiano oggi è ricordato per tanto ingegno manifestato nei secoli passati. Certo il network marketing è visto male anche perché ci sono state tante aziende che hanno fatto molti danni e questo ha contribuito a creare paura e diffidenza. Il network marketing è una professione, ma purtroppo in Italia si è diffuso l’errato messaggio che il network marketing ti fa diventare ricco senza fare nulla. Ma naturalmente non è così, perché la verità è che si può diventare ricchi, ma bisogna lavorare tanto e lavorare bene. Ci sono poi molte persone che sono state coinvolte in un concetto sbagliato di network marketing e per ovvi motivi oggi sono portati a dire che il network marketing non funziona. In italia esiste una normativa che definisce bene la differenza tra network marketing e sistemi piramidali… la cui sostanziale differenza è che nel network marketing vero, i guadagni sono meritocratici e derivanti dal proprio lavoro.

Che rapporto hai con la paura? Io ho sempre molta paura e trovo che la paura sia fondamentale perché è quella che aiuta a ponderare le scelte. Io come persona ho sempre diffidato da chi dice di non avere paura, perché non avere paura significa essere incoscienti.

Che consiglio puoi dare ai giovani che si affacciano a UShare e al mondo del lavoro? Consiglio sempre ai giovani di provare con tutte le loro forze ad essere incuranti di ciò che dicono dall’esterno e di perseguire con tenacia le loro passioni senza lasciarsi influenzare dai commenti limitanti e demotivanti che spesso sono fatti proprio all’interno delle proprie famiglie. Quante volte abbiamo visto giovani talentuosi essere frenati proprio dai familiari. Quando c’è una grande passione alle spalle, in qualsiasi settore e attività, non bisogna lasciarsi condizionare. Errori e fallimenti ci saranno, ma servono per andare avanti. All’estero e in particolare negli USA, i fallimenti individuali sono visti con favore poiché rappresentano esperienza.. ( se ovviamente non sono premeditati per recar danno ad altri); solo in italia sono demonizzati. Io sono convinto che quando c’è un obiettivo perseguito con perseveranza, alla fine il risultato arriva.

Come rispondi oggi alle persone che ti hanno criticato e anche un po’ deriso? C’è stato un periodo, inizialmente, che c’era un sito (oggi non più online) in cui avevano parlato molto pesantemente di me e del mio progetto, definendolo una grande truffa. In quel caso la mia reazione è stata di comprensione nei confronti di questi soggetti. È normale che, all’inizio, nei confronti di qualcosa di nuovo che tende a essere diverso da tutto ciò che gli altri conoscono ci sia diffidenza e sia più facile pensare male piuttosto che credere nelle buone intenzioni di chi propone il proprio progetto. Con il lavoro e con l’impegno stiamo cercando di dimostrare che non è così.

Che ruolo avrà il Blockchain Phone a livello di marketing? Abbiamo tentato di fare una piccola rivoluzione all’interno del settore, perché se dovessi spiegarti in due parole cos’è il Blockchain Phone ti direi che si tratta del primo telefono al mondo che ti fornisce una remunerazione, nel senso che nel settore della telefonia c’è poco da inventarsi. Abbiamo lavorato molto su quelle che sono le logiche della Blockchain, al fine di creare qualcosa che fosse veloce e parsimonioso a livello di consumo energetico in modo di essere compatibile con l’utilizzo di un cellulare che per le sue caratteristiche ha poca autonomia energetica e poca capacità computazionale. Ecco come è nata l’idea di approdare al device fisico con il primo strumento, il Blockchain Phone, per creare qualcosa che sia remunerativo poiché con il suo utilizzo si contribuisce a generare dati e a classificarli rendendoli utilizzabili per scopi commerciali, abbattendo anche i costi di telefonia (in tutto il mondo) che potrebbero essere azzerati proprio dal valore dei dati generati. Si pensi a quante popolazioni oggi sono escluse da ciò che per noi è normale come navigare su un social o vedere un film in streaming. Il Blockchain Phone sarà solo il primo device, perché ne abbiamo in mente molti altri.

Che sogno hai? Cosa ti piacerebbe aver realizzato tra 10 anni? Io ho un sogno che porto con me da anni e sul quale sto lavorando anche grazie a DTCircle ed è quello di creare una sorta di isola felice, seppur virtuale, in cui ci sia un sistema di economia che possa supportare anche chi ha capacità ma che per situazioni economiche non riesce a metterle in pratica. Mi riferisco per esempio a quanti giovani brillanti ci sono nel mondo, ma che hanno la sfortuna di avere alle spalle famiglie che non hanno la possibilità di fargli fare gli studi adatti. Credo che non possa essere il luogo di nascita l’elemento di distinzione, perché se un ragazzo è brillante con idee importanti, mi piacerebbe che un domani, grazie a DTCircle, ci possa essere una isola felice in cui questo ragazzo possa trovare atterraggio.

Come vivi la grandezza del tuo progetto? Senti di essere un po’ colui che pesta i piedi a grandi colossi o pensi di essere in una posizione di non-intromissione? Noi stiamo già pestando i piedi e ne pesteremo sempre di più! Mi piace paragonare il DT Circle a Davide contro Golia e la storia ci insegna che alla fine ha vinto Davide.

Cosa succederà nei prossimi anni? Si tratta di una previsione che speriamo accada. Abbiamo iniziato un percorso che dovrebbe portarci alla quotazione in borsa al London Stock Exchange e sarebbe per noi un importante obiettivo da raggiungere poiché se ci riusciamo in tempi rapidi, rappresenterebbe la prima azienda del settore ad accedere al mercato pubblico. L’accesso alla Borsa non è solo legato a un aspetto finanziario, significherebbe fare da apri-pista a nuovi scenari. Noi ad oggi abbiamo avuto una sorta di “gradimento” da parte dei consulenti al progetto che stiamo portanto avanti, soprattutto per come ci stiamo adoperando in termini di legalita, perché la maggior parte delle aziende che operano in questo settore sfuggono alla legalità, mentre noi abbiamo sempre cercato di inseguirla insediando la sede nelle zone europee dove già è chiara una regolamentazione. Vogliamo lavorare nella legalità, sotto ogni punto di vista poiché è ciò che a nostro avviso farà la differenza tra chi dovrà nascondersi e chi potrà camminare a testa alta; certo lo scenario normativo soprattutto in Italia è ancora nebuloso e primordiale ma sarà presto, ci auguriamo, definito e noi faremo i giusti passi per essere sempre in regola, poiché prima di tutto rappresenterà una tutela per la nostra intera community e un segnale che la nostra vuole essere una azienda seria. Poi non nascondo che il mio obiettivo personale sarebbe quello di quotarci al NASDAQ, che è la borsa tecnologica per antonomasia, ma già riuscire a quotarci a Londra sarà un ottimo trampolino di lancio. Un obiettivo impegnativo da raggiungere ma sul quale stiamo lavorando con il massimo impegno.

Fonte foto: press office DT Socialize

 

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