JC de Castelbajac: “Il mio consiglio per i giovani? Seguitemi su Instagram!”

JC de Castelbajac si allea di nuovo a Rossignol per il lancio della nuova collezione Createur, abbigliamento e accessori donna per montagna e città, in vendita a Milano in esclusiva presso 10 Corso Como.

Rossignol e Monsieur de Castelbajac di nuovo insieme per la collezione Createur che mixa i valori della Maison del galletto con lo stile eccentrico e visionario del designer francese.

Jean-Charles de Castelbajac e Rossignol di nuovo insieme per una nuova collaborazione che ha dato vita alla collezione “Createur” in esclusiva milanese a 10 Corso Como nonché online.

Una collezione fatta per essere indossata dalla città fino alle cime delle montagne grazie a pezzi funzionali, furbi, versatili e al 100% targati Castelbajac!

Abbiamo incontrato il designer amante delle novità, del futurismo e dell’ecologia e ne abbiamo aprofittato per fare due chiacchiere non solo a proposito della nuova collezione per Rossignol, ma anche e soprattutto sul mondo della moda e il suo futuro.

Jean Charles de Castelbajac
Jean Charles de Castelbajac

Quale è stata la sua più grande ispirazione per questa nuova collezione per Rossignol? Sono ormai 17 anni che collaboriamo insieme, quindi ogni collezione nuova è come un filo che si srotola. E ogni nuova collezione  annuncia già la prossima. C’è una relazione tra design e tecnologia. Rossignol è davvero particolare e all’avanguardia. Se voglio fare un disegno non compatibilmente con la tecnologia, per Rossignol è sempre una sfida: fai la cosa più folle che vuoi, noi la faremo diventare realtà. Per questa collezione avevo voglia di tornare a dei codici di colore molto precisi, colori primari. Allo stesso tempo volevo creare vestiti ultra moderni. Personalmente trovo che siamo in un momento di grande confusione. Tutti i codici vengono mischiati. Non si capisce più chi fa cosa, cosa viene fatto, ecc. Volevo semplicemente iniziare a scrivere quello che poi continuerò a fare: un’estetica del domani. Questo si traduce con un vestito a sua volta ultra funzionale, che tenga caldo, con delle tasche profonde, che si chiuda bene quando c’è vento, e che sia allo stesso tempo estetico, bello, tagliato bene, vicino al corpo come un vero compagno. Ecco, proprio qualcosa che possa accompagnarci, un vestito complice. È questo il lavoro che ho fatto. Sono state le mie due priorità: funzionalità ed estetica.

E’ vero, al giorno d’oggi si fa molta fatica a capire “chi fa cosa”Sì, esatto, un po’ come quando si è cercato di decifrare i geroglifici… non si sa più chi disegna cosa, quale Maison fa tale stile, dove sono finiti i loro codici, il loro DNA, qual è la loro vera gamma colore? Quando io ho iniziao a far moda, c’era per esempio, una vera gamma di colore forte e chiara da Saint Laurent… E poi man mano le cose si sono diluite… messe al servizio del marketing. Oggi bisogna trovare una giusta misura per poter scrivere il futuro.

Qui, è palese. In un solo colpo d’occhio si è certi: è Castelbajac! Ecco, è quello che amo io: questo codice silenzioso. Nel mio lavoro non si è obbligati di vedere il marchio, per capire il marchio. Forse, è anche perché pratico tutti questi codici da ormai 50 anni?

Quali sono i valori che ammira da Rossignol? Perché ha scelto di prestarsi a questo mondo? Sa, Rossignol prima di tutto non è una Maison di moda. E non è nemmeno una Maison “alla moda”. È una Maison di stile. Una Maison di tecnologia. E dopo aver lavorato molto negli anni ’80 su quello che ho chiamato “l’arte e la moda” ossia l’incontro tra gli artisti e il mio lavoro, o del mio lavoro d’artista con altri industriali, ora siamo proprio arrivati ad una saturazione, nel senso che oggi c’è dell’arte ovunque. Le vetrine sono arte, e allo stesso tempo abbiamo ucciso il mistero dell’arte. Così come la nozione di “quello che ci piace nell’arte”. Per esempio ci piazziamo davanti ad una tela nera di Rothko e ci diciamo “cosa c’è di me stesso in questo quadro” oppure “quale parte del mio subconscio posso trovare in questa tela”? Oggi tutto questo mistero è stato cancellato perché si è voluto rendere l’arte estremamente commerciale… Il mistero è proprio stato cancellato, annullato. Io penso che sia arrivata l’ora di passare ad altro. Ci sono dei valori simili che ritrovo da Rossignol, qualcosa che io chiamo il “beautech”, una fusione tra “beauty” e “technology”. Bellezza e tecnologia. Bellezza ed ecologia.

Come pensare ad un vestito e allo stesso tempo “rendere un po’ al mondo”? Per me la bellezza è, e deve essere, una forma di condivisione. Quindi, come far sì che un vestito non sia soltanto un atto egoistico? Magari facendo in modo che un domani possa essere riciclato, trasformato, oppure ancora reso. Questa è una cosa che ha iniziato a preoccuparmi già molto presto, quando facevo vestiti con gli stracci per i pavimenti. E oggi credo che questa cosa faccia parte dei valori originali di Rossignol, nei quali io mi ritrovo pienamente. Si tratta di una Maison della montagna che è poi scesa in città, per portare con sé dei valori della montagna: quindi l’affrontare gli eventi con coraggio, godersi i momenti magari attorno al fuoco del camino, osare e mettere dei colori vivaci sulle piste… perché si osa più sulle piste piuttosto che in città. Mentre oggi siamo entrati in un mondo e in un’epoca di segnali. Ecco, io lo chiamerei addirittura Rossignal. E’ una bella casa. Ed è piuttosto raro che un designer rimanga fedele per più di 17 anni ad un brand, Ed è piuttosto raro che una casa di questo genere abbia un camino così forte. Rendiamoci conto: oggi siamo da Corso Como come dei giovani designer, è commovente, davvero. Essendo io un designer con 50 anni di mestiere e questa Maison che data da più di 100 anni di esistenza, ma guardando questi vestiti senza sapere chi ha fatto cosa, non si può non vedere la modernità. E quindi io citerei Arthur Rimbaud mentre diceva “bisogna essere resolutamente moderni”. Non voglio criticare la nostra epoca ma troppo spesso io ho il sentimento di essere in un grande magazzino del vintage. La mia cultura fa si ché io sappia riconoscere da dove viene tale o tal cosa. E vorrei dire: usciamo finalmente dal vintage e andiamo dritti nel “nuovo age”

Come vede il fututo, e principalmente il futuro della moda? Il futuro? Lo vedo, anzi, non lo vedo soccombere alla tentazione del “futurismo”, del freddo della freddezza e soprattutto del disumanismo. A contrario credo che il futuro del mestiere di designer, il futuro della moda, il futuro dello stile sia proprio di puntualizzare e di nutrirsi di tutte le rivoluzioni tecnologiche che arrivano e ci porteranno dei robot, dei vestiti che si riscalderanno, dei cellulari nella manica… tutto ciò. Ma la domanda vera è “come vestire tutto ciò di umanità?”, di poesia? Quello è il vero challenge del futuro. Non è di continuare a dire “oh, era meglio prima, preferivo il passato, il futuro mi fa paura”. No, è proprio di interessarsi a tutto ciò, ed è per questo che io sono un king su instagram. Mi ha subito preso ed interessato. Uno dei miei amici un giorno mi disse “no, Instagram non fa proprio per me” mentre ho risposto che a me interessava eccome, vorrei diventare un virus del futuro. Un virus positivo. Mi è sempre piaciuto andare avanti. E oggi questo futuro mi interessa. Ho appena fatto un telefono cellulare lavorando alla sua concezione con una carica emozionale… e tutto questo mi appassiona. Sono stato il primo designer a fare dei personaggi animati in collaborazione con Lime, un grosse server coreano… Insomma, tutte queste esperienze nuove mi interessano molto. Sì alla tecnologia, ma non ci dimentichiamo mai dell’ecologia. E questa è una grande preoccupazione di Rossignol. Da dove viene la nostra pelliccia, da dove vengono le nostre piume, tutto questo è davvero molto importante. Quello che mi piace è che stranamente prima facevo con Rossignol una collezione sportiva, oggi sta piano piano scendendo in città e mi sta dando di nuovo la voglia di arrivare anche in passerella, o quanto meno di rifare Moda. Perché penso ci sia un boulevard, un’autostrada per scrivere il futuro. Perché credo che oggi siamo disperatamente in mancanza di modernità. Oggi quando mi viene voglia di modernità vado a dare un’occhiata all’aerodinamicità delle scarpe di Nike, vado a guardarmi cosa succede nelle nuove tecnologie dell’abbigliamento sportivo… Quando Courrège è arrivato negli anni ’60 con la sua visione del futuro, era DECAPANT, quando io sono arrivato nel ’70 era DECAPANT, era l’epoca degli hippie. Oggi ho l’impressione che siamo finiti in una strana epoca di hippie chic, di malanconia, ecco, più della nostalgia siamo nella malanconia e ci trasciniamo quegli anni laboriosi, insomma non si può negare che ci sia un vero probolema. Bisogna andare dell’avanti, e bisogna darsi una mossa.

Quale sarebbe quindi il suo consiglio per la nuova generazione e specialmente per i giovani che vorrebbero fare questo mestiere? Seguire il mio account Instagram. E’ il migliore. Sì perché io uso Instagram come se fosse il mio studio. Posto delle emozioni, il mio quotidiano. Seguirmi quindi su Instagram e soprattutto leggere. Leggere la storia e lasciarsi ispirarare dalla storia, e non dai magazine e degli tsunami di immagini che ci prendiamo, modifichiamo su photoshop e rilanciamo pensando di aver inventato qualcosa, smettendola di appropriarsi delle cose. Un libro sì, possiamo appropriarcelo, perché un libro un una porta sull’immaginario, ma appropriarsi un vestito creato negli anni ’90, ’80 o ancora un’immagine, dicendo che sia nostra… è un problema, è un karaoke. Oggi è una grande battaglia tra l’autenticità e il karaoke. E’ tempo di fare delle cose belle anche con questo karaoke e delle cose belle con questa autenticità. Bisogna leggere. LEGGERE.

Ha un pezzo preferito nella sua collezione? No, la stanza dove vengono presentati tutti i miei pezzi magari, ecco. (ndr. in francese, pezzo e stanza sono omonimi, “pièce”)

 

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