Due geni visionari dell’ultimo millennio: Alexander McQueen e Tim Burton

Sin dai tempi antichi all’origine di una "fiaba" vi era sempre una paura, che prendeva vita nella mente del fruitore, assumendo volti e forme terrificanti. Anche in passerella o al cinema sfilano fiabe... la scelta dei colori, dei tessuti, dello stile, della location, dei personaggi, fa parte di un mondo, talvolta misterioso e incomprensibile, senza lieto fine, che si vuole interpretare, creare o ricreare, e che guarda comunque al mondo della bellezza, dell'apparenza, delle immagini.

di Erica Maglio

There’s something delicious on the way” (Alexander McQueen)

Sin dai tempi antichi all’origine di una “fiaba” vi era sempre una paura, che prendeva vita nella mente del fruitore, assumendo volti e forme terrificanti. Anche in passerella o al cinema sfilano fiabe… la scelta dei colori, dei tessuti, dello stile, della location, dei personaggi, fa parte di un mondo, talvolta misterioso e incomprensibile, senza lieto fine, che si vuole interpretare, creare o ricreare, e che guarda comunque al mondo della bellezza, dell’apparenza, delle immagini.

Daphne Guinnes

Daphne Guinnes

Ecco perché la domanda nasce spontanea: la bellezza… mondo incantato o insidioso labirinto selvaggio? “Savage Beauty” è il titolo della mostra-tributo al “bad boy” della moda, Alexander McQueen, scomparso a soli 40 anni l’11 febbraio dello scorso anno. Una retrospettiva a lui dedicata al Metropolitan Museum (MET) di New York, ricca di ricordi e mondi variegati derivanti dai suoi moti interiori e dalle sue passioni.

Nomi illustri hanno partecipato al “Savage Beauty MET Gala” organizzato da Vogue America per omaggiare le creazioni del controverso stilista britannico: da Madonna a Rihanna, da Jay Z a J Lo (accompagnata dal marito Mark Anthony), da Paul McCartney a Mick Jagger, da Florence Welch (voce dei Florence and the Machine) ai volti del cinema Colin Firth, Lucy Liu, Salma Hayek, Gwyneth Paltrow, Renee Zeelweger and so on.

Non mancavano all’appello nemmeno i suoi “colleghi” designers come Stella Mc Cartney, Karl Lagerfeld, Valentino, Christian Laboutine e Sarah Burton (nominata direttore creativo della maison McQueen nel maggio del 2010).

All’appuntamento c’era anche lei Daphne Guinness, artista, giornalista e ora collezionista dei più grandi capolavori di Isabella Blow che inconsciamente ha contribuito, con la sua presenza e la sua performance, a mantenere intatta la sottile linea di congiunzione tra Alexander McQueen e la tanto cara Isabella, mentore e musa di molti suoi capolavori, alla quale era profondamente legato. Un parterre gremito di celebs tutte agghindate alla maniera mcqueeniana che hanno fortemente voluto immergersi ancora una volta in quell’universo fatto di stranezze e romanticismo al quale è sempre stato impossibile resistere.

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