Ancora di scena l’uomo

Anche se il cuore ci porta alla prossima estate, in questo periodo l’attenzione dei “modaioli” (e non solo) è rivolta alle passerelle che vedono l’uomo come protagonista. Dopo Firenze, Milano e Parigi è inevitabile gettare uno sguardo alle nuove tendenze ed ai nuovi must have dell’autunno-inverno 2010-11: atmosfere vintage, stile volutamente trasandato, giacche classiche dai tessuti ricercati e trattati, che si sdrammatizzano e diventano casual, richiami allo sport e al tempo libero...


A cura di Nenella Impiglia Curzi

Nenella Impiglia Curzi

Anche se il cuore ci porta alla prossima estate, in questo periodo l’attenzione dei “modaioli” (e non solo) è rivolta alle passerelle che vedono l’uomo come protagonista. Dopo Firenze, Milano e Parigi è inevitabile gettare uno sguardo alle nuove tendenze ed ai nuovi must have dell’autunno-inverno 2010-11: atmosfere vintage, stile volutamente trasandato, giacche classiche dai tessuti ricercati e trattati, che si sdrammatizzano e diventano casual, richiami allo sport e al tempo libero.

Una moda che punta sul funzionale, per un uomo dinamico, ma anche raffinato ed elegante, sicuro di sé, che ama osare, capace di rompere le tradizioni, giocare col casual-chic, abbinare il vestire classico a quello sportivo, conciliare eleganza, gusto e qualità. Estremamente importanti sono i materiali, le forme, lo stile, senza dimenticare la praticità; estetica e tecnologia al servizio del quotidiano.

La moda maschile del prossimo autunno-inverno prediligerà tessuti ricercati ed esclusivi, dai tagli sartoriali, dal formale allo sportivo, dal tradizionale al tecnologico avanzato: usure, sabbiature, lavaggi stone, strappi, tagli, toppe, che regalano l’aspetto particolare ed imperfetto di un invecchiamento naturale ai capi: lane inglesi consumate, cotoni lavati, velluto a coste, fustagno, jersey, cashmere.

Palette cromatica: tanto grigio, ma anche beige, cammello, tonalità della terra con spruzzi di colore e fantasie tartan, principe di Galles, pied-de-poule. I veri protagonisti saranno i particolari, i dettagli e gli accessori: tanti stivali, anfibi, sciarpe, cappelli, cravatte, papillon e gilet, caposaldo di molte collezioni, le cui origini risalgono al tempo di Luigi XIV, quando era dotato di maniche, presentava la stessa sagoma del soprabito e, a casa, veniva indossato come vestaglia. Nel XVIII secolo perde le maniche, si accorcia e, durante il periodo Biedermeier, diventa un punto formale dell’abbigliamento, ma bisognerà aspettare fino alla metà del XX secolo affinché possa diventare parte integrante di un completo, esclusivamente maschile. Le donne cominciano ad indossarlo solo verso il 1915, con o senza giacca del tailleur.

Brioni A-I 2010/2011

Brioni A-I 2010/2011

Altro dettaglio couture di stagione sarà il papillon, sdrammatizzato ed indossato soprattutto di giorno su giacche, jeans e camicie sportive e casual. La cravatta a farfalla, che deriva dal francese cravate (traslato di hrvat, croato), sembra che abbia origine nel XVII secolo, quando mercenari croati, nel corso delle guerre prussiane, utilizzavano un fiocco per legare la camicia, che non aveva bottoni. Accessorio immediatamente adottato in Francia e poi negli altri paesi europei.

Molti i contrasti, dunque, presentati in passerella: dall’abbigliamento trasandato a quello curatissimo quasi dandy, omaggi alla vita da bohémien, con finta trasandatezza, che rievoca la vita scapestrata dei poeti maledetti. Atmosfere british, country, gardening, in chiave cosmopolita, ispirazioni military style, o retrò, per la gioia degli amanti del vintage, stile “padrino”, con completi gessati, gilet, giacche di velluto, jeans strappati, coppole.

Un grande ritorno, dunque, del cappello, anche se, in verità, non è mai scomparso dalle collezioni. Utilizzato in fogge diverse sin dall’antichità per ripararsi dal sole o dal freddo, col passare dei secoli, più che un accessorio pratico, finisce per rappresentare uno status sociale.

Borsalino

Borsalino

Nel XV secolo trionfa il cappello in feltro; Carlo VIII è uno dei primi ad indossarne uno di fine pelo di castoro, segno distintivo di nobiltà, che lo preferisce a quello di lana. Il ‘700 rappresenta un secolo d’oro: a quel tempo Luigi XV lanciò la moda del tricorno, che diventò il copricapo ufficiale delle divise militari. Nel 1806 Arrington, famoso cappellaio di Londra, creò il cilindro, che, col tempo, diventò uno dei simboli della città.

E’ comunque nel ‘900 che il cappello da uomo assume un significato nuovo rispetto ai secoli precedenti, divenendo segno di distinzione e persino espressione di diversa appartenenza politica: i vecchi socialisti lo indossano tondo e floscio, mentre i mazziniani nero, morbido e a larghe tese.

La moda, poi, nelle sue diverse sfaccettature, se ne approprierà, lasciando un messaggio importante: sottolineare il valore della testa, vestendo la sua fama.

Quindi… tanto di cappello a tutti!

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