Dalle stalle alle stelle. Gucci e i suoi primi 90 anni
di Erica Maglio
“La qualità resterà per molto tempo dopo che ci si sarà scordati del prezzo” (slogan utilizzato per una campagna Gucci)
Potrebbe risultare una battuta ironica e per i malpensanti di cattivo gusto, non è così. La storia del brand Gucci nasce proprio dalle stalle e dal mondo dell’equitazione. Erano gli anni Venti del Novecento in una Firenze tutta arte, storia e tradizioni, l’imprenditore Guccio Gucci cominciava a muoversi nel settore della pelletteria artigianale arrivando a fondare, nel 1921, una casa di moda che portava il suo nome.
All’inizio si trattava di un piccolo negozio artigianale specializzato nella produzione di articoli per l’equitazione, valigeria e accessori in pelle, ma è proprio da qui che le stelle cominciarono a brillare dando vita all’universo Gucci che oggi noi tutti conosciamo.
Il mondo dell’equitazione, tanto caro a Guccio, diventa motivo d’ispirazione di ogni produzione: la staffa, il morsetto, il nastro sottopancia della sella vengono trasformati e proposti al gentil pubblico in modo diverso e unico, tanto che la fama della maison, sfociata anche nel prêt-à-porter, diventa inarrestabile. Già nel 1938, nel famoso Tridente romano, nella centralissima via Condotti, verginale arteria derivante dal serbatoio del Pincio, il novello imprenditore italiano aprì la sua prima vera grande boutique. I colori verde-rosso-verde e, solo verso la fine degli anni Sessanta, la doppia G intrecciata divennero i principali caratteri distintivi, simboli di sofisticata eleganza.
Siamo negli anni Quaranta del Novecento, in un Italia fascista non facile, irrequieta. Sono gli anni dell’Olocausto, della Bomba Atomica e della Guerra Fredda, della pubblicazione del commovente “Diario” di Anna Frank e dell’americanizzazione della lingua italiana con l’introduzione di neologismi di carattere bellico. La seconda Guerra mondiale paralizzò la vita, la libertà e il pensiero della gente; chiunque, donne, bambini, anziani, era coinvolto. Unica frivolezza concessa, nella quale ci si rifugiava segretamente, era la moda. Piano piano le sale da te si riempirono di un insolito chiacchiericcio tutto al femminile… l’abbandono delle uniformi (considerate fino a quel momento “à la page“), la nascita del bikini (nel 1946), l’abolizione delle restrizioni dei vestiti “da civile” che avevano ahimè assopito il concetto di femminilità, andarono via via scomparendo lasciando spazio al New Look alla Dior.
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