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“La Scarpetta nel Piatto” di Nenella Impiglia – Ethos Edizioni

16 maggio 2010

Pagine: 1 2

“La Scarpetta nel Piatto” è pieno di piccole chicche o altre curiosità storiche che spaziano tra cibo, costumi, abitudini sociali e aneddoti storici. Sono frutto di ricerche accurate o di informazioni trasmesse da altri nel corso della sua vita?Caratterialmente sono una persona estremamente curiosa, non è mai scomparso dentro di me quel “fanciullino” o il Peter Pan giocoso, avido di sapere, di conoscenza e di risposte ai suoi innumerevoli perché. La convinzione che esiste una spiegazione per ogni cosa, che ogni effetto dipende da una causa e che “oggi” è imprescindibile da “ieri”, oltre al desiderio di scoprire curiosità, mi hanno portata sempre a ricercare, ovunque mi trovassi, libri o informazioni che riguardassero soprattutto la moda, l’abbigliamento, gli accessori e la cucina, universi meravigliosi che rappresentano inoltre le nostre eccellenze italiane ed i piaceri ai quali è molto difficile rinunciare.

Nel suo libro mela il galateo anche nel vestire e il bon ton anche a tavola. Quali sono secondo lei gli errori da non commettere in materia di cibo e moda? Sempre valida è la buona norma “less is more”, limitare gli eccessi, sicuramente nel cibo, evitare poi inutili orpelli nell’apparecchiare la tavola (tovaglie troppo lunghe o centrotavola ingombranti) e prediligere le comodità per i nostri ospiti. Così anche per l’abbigliamento, ricordiamo che il buon gusto (aimè sempre più raro) è sinonimo di equilibrio, misura. No dunque a esagerazioni o “logate” ostentazioni.

Mentre si scorrono le righe, le pagine e i capitoli, si nota la presenza di una famiglia molto unita che è la sua. Una famiglia dominata dalle donne e pertanto da segreti e ricchezze trasmesse da madre a figlia nel corso delle generazioni. Qual è il segreto o consiglio che lei vuole lasciare ai suoi figli? La famiglia è sempre stata per me un punto di riferimento, la mia forza, un caldo rifugio, fonte di ricchezza culturale, morale, di crescita, nel confronto, libero scambio di opinioni, nel rispetto dei valori importanti della vita. Spero di essere riuscita a dare alle mie figlie quanto io ho ricevuto dai miei.

Oltre alle squisite testine di agnello cucinate da sua nonna Cesira che conquistarono il suo allora futuro marito Renato bensì fosse reddibitorio alla carne di agnello, ci sarebbe un’altra pietanza con la quale ha un ricordo particolare? Più che essere conquistato dalle testine (che odia)  Renato ha manifestato un grande gesto d’amore mangiandole. A parte questo, ricordo perfettamente e con grande nostalgia il fermento che c’era nella nostra grande cucina quando si preparavano i cappelletti: sembrava una catena di montaggio, nonna stendeva la pasta, mia sorella Anna aggiungeva i cumuli di carne, mamma tagliava la sfoglia che io chiudevo dando così forma a tanti magnifici “cappellini”. Che belle sensazioni  di affetto e familiarità. Un libro serve anche per questo, per non dimenticare: le nostre tradizioni, le origini, i valori, i nostri cari; il passato può tornare quasi a vivere, intrecciandosi col presente, attualizzandosi per trasformare la parola fine in un attimo di eternità, per mezzo del ricordo. Un sapore o un odore particolare possono trasformarsi in una macchina del tempo, nella quale ogni pietanza corrisponde ad un legame affettivo, in grado di evocare ricordi e atmosfere del passato.

Il suo libro si conclude su ottime ricette. Quale di queste ci consiglia di provare in particolare?
Provare per credere, senza dubbio la “cicerchia in pagnotta di farro”. Ottimo questo legume, dimenticato dopo i tempi di carestia, anche se molto importante, ricco di proteine e alla base dell’alimentazione di chi non poteva permettersi la carne. Per fortuna oggi è stato rivalutato ed è tornato alla ribalta grazie al desiderio di recuperare le nostre tradizioni alimentari, ma anche il gusto di un’ottima e sana tavola.

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